Lucia e Mindy in postazione
Lucia e Mindy in postazione

PESCARA – La buona notizia: Lucia Di Mascio, centralinista non vedente all’ospedale di Pescara, potrà tornare al lavoro insieme al suo cane guida Mindy senza nessun accorgimento restrittivo. Il che non dovrebbe essere nemmeno una notizia, stante la legge che non solo lo prevede, ma lo garantisce. Invece non è stato scontato, e non è neppure detto che il non-provvedimento, dato che si tratta solo di ottemperare alle normative e al buon senso civico, sia definitivo.

La storia inizia alcune settimane fa, quando i colleghi di Lucia e Mindy hanno iniziato a lamentare che la labrador di ausilio a Lucia puzza, accusando malori provocati dalla presunta aria insalubre imputabile alla presenza del cane guida, descritto come irritabile. Alla fine questi abbandonarono il loro posto di lavoro interrompendo il pubblico servizio del centralino ospedaliero pur di non stare nello stesso ambiente con Lucia e il suo cane Mindy.

Lucia e Mindy
Lucia e Mindy

Il caso è stato immediatamente preso in carico da Gabriele Bettoschi che, a nome di Codici Abruzzo, si è schierato a difesa dei diritti della lavoratrice disabile visiva. Per la Asl pescarese c’è voluto più tempo. L’Azienda sanitaria aveva forse pensato di aver individuato il punto d’equilibrio nell’impiantare una vetrata isolante, una sorta di capsula trasparente nella quale avrebbero dovuto lavorare Lucia come centralinista e Mindy come suo cane guida. C’era già anche l’ordine di spesa, e l’idea era stata resa nota (anche a Lucia stessa!) nel corso di una puntata de La Vita in Diretta che si è, come noi, occupata del caso.

Mindy dove sta di solito: accucciata sotto la scrivania ai piedi di Silvia
Mindy dove sta di solito: accucciata sotto la scrivania ai piedi di Silvia

Poi però no: qualcuno deve avergli spiegato che la legge dice un’altra cosa e che l’acquario di vetro no, non si può fare. Dunque la marcia indietro. Ma non con la trasparenza della vetrata dietro cui si sarebbe voluta isolare Lucia: “Ciò che dispiace – commenta Bettoschi – è che la Direzione Amministrativa Asl stia tentando di non assumersi le proprie responsabilità circa la soluzione avanzata della parete vetrata divisoria, di cui tra l’altro aveva già disposto l’ordine di spesa. Piuttosto che ammettere quanto fosse ingiusta e discriminante, vogliono far credere che sia stata la dipendente ad aver cambiato idea”.

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