Sant'Antonio Abate nell'iconografia tradizionale come patrono degli animali domestici
Sant’Antonio Abate nell’iconografia tradizionale come patrono degli animali domestici

QUMANS (Egitto) – Fu con l’aiuto di un leone che l’abate Antonio da Qumans riuscì a dare sepoltura, nel deserto della Tebaide, all’eremita San Paolo. Poi, i seguaci della sua regola presero a tenere nei loro monasteri dei maiali, simbolo del Male, addomesticati e liberi di girellare, con tanto di collare e campanella al collo. Questi maiali, cresciuti dai monaci in virtù di uno speciale permesso del Papa, perdevano la loro connotazione negativa poiché l’animale in questo modo era in qualche misura ‘sacralizzato’. Si dice che forse fu a partire da questa pratica che i cristiani, a differenza di ebrei e musulmani, possono oggi cibarsi di maiale ritenuto invece impuro da altre confessioni. Ma questa è una deduzione avanzata da alcuni storiografi. Ciò che invece è sicuro è che per questi episodi Sant’Antonio Abate è considerato il patrono degli animali domestici e da stalla. Tutti quanti.

Il 17 gennaio si onora la festa del Santo che nelle sue rappresentazioni iconografiche ha con sé – oltre al bastone da eremita a forma di tau, la lettera dell’alfabeto greco – il maiale col collare a campanella e altri animali. Alcune leggende popolari narrano che nella notte del 17 gennaio, che è quella della morte del Santo, gli animali parlino tra loro e che sia di malaugurio, per gli umani, origliare ciò che dicono. Rimane la tradizione, nelle chiese cattoliche, di benedire gli animali domestici o a distanza o sul sagrato.

Ma chi fu, e come e dove visse Sant’Antonio Abate, che oltre degli animali è patrono di molte altre realtà? Ebbene: malgrado il suo culto sia diffuso ovunque, Antonio non si mosse mai dall’Egitto. Nato a Qumans (allora Coman) intorno al 250, a vent’anni lasciò la casa paterna e abbandonò ogni bene materiale rifugiandosi tra antiche tombe in una zona deserta dell’Egitto, da dove poi si spostò sulle rive del Mar Rosso che lo ospitarono nel suo eremitaggio per ottant’anni. Si dice sia stato molto longevo, tanto da raggiungere i 106 anni d’età e morire il 17 gennaio 356. Il corpo venne seppellito in un luogo segreto e rinvenuto solo nel 561. Le reliquie di Antonio iniziarono una lunga migrazione da Alessandria, a Costantinopoli, fino in Francia dove – nell’XI secolo – a Motte-Saint-Didier fu costruita in suo onore una chiesa. Attorno alle sue reliquie si costituì una congregazione, quella degli Antoniani.

Il Santo in un olio su tela del Moretto, databile al 1530-1534 e conservato nel santuario della Madonna della Neve di Auro, in provincia di Brescia
Il Santo in un olio su tela del Moretto, databile al 1530-1534 e conservato nel santuario della Madonna della Neve di Auro, in provincia di Brescia

Folle di malati iniziarono ad affluire a quella chiesa. Erano soprattutto persone affette da ergotismo canceroso, una malattia provocata dalla segala usata allora per fare il pane e che si manifestava con vescicole dolorosissime che facevano sentire come il fuoco sulla pelle. Sintomi pressoché identici a quello che oggi comunemente si chiama fuoco di Sant’Antonio. Quei malati si recavano a Motte-Saint-Didier perché Sant’Antonio era celebre per le sue vittorie contro il Demonio, signore dell’inferno e del fuoco eterno che bruciava come gli esiti di quella malattia. La congregazione degli Antoniani, a quel punto, divenne a tutti gli effetti un Ordine Ospedaliero e si dedicò a curare gli affetti di quella malattia. Addirittura si costruì per loro un ospedale. Il villaggio che vi sorse intorno si chiamò Saint-Antoine di Viennois.

E ora la preghiera che viene recitata per benedire gli animali domestici, così come riportata dal cosiddetto Benedizionale che così motiva l’orazione: “Molti animali, per disposizione della stessa provvidenza del Creatore, partecipano in qualche modo alla vita degli uomini, perché prestano loro aiuto nel lavoro o somministrano il cibo o servono di sollievo. Nulla quindi impedisce che in determinate occasioni, per es. nella festa di un santo, si conservi la consuetudine di invocare su di essi la benedizione di Dio“.

 

O Dio, fonte di ogni bene,  che negli animali ci hai dato un segno della tua provvidenza e un aiuto nella fatica quotidiana,   per intercessione di Sant’Antonio Abate fa’ che sappiamo servirci saggiamente di essi,  riconoscendo la dignità e il limite  della nostra condizione umana. Per Cristo nostro Signore.

Oppure:

O Dio, che tutto hai disposto con meravigliosa sapienza  e all’uomo fatto a tua immagine  hai conferito il dominio su tutte le creature, stendi la tua mano  perché questi animali ci siano di aiuto  e sollievo nelle nostre necessità, e fa’ che in un armonioso rapporto con la creazione,  impariamo a servire e amare te sopra ogni cosa. Per Cristo nostro Signore.

benedizione

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