Il cane Julius in scena con i Malaussène nel film del 2013 da Il Paradiso degli Orchi
Il cane Julius in scena con i Malaussène nel film del 2013 da Il Paradiso degli Orchi

PARIGI – «Era una di quella serate calde in cui, con le finestre aperte, Belleville diventa la cassa di risonanza di se stessa. Tendendo l’orecchio, avrei potuto partecipare a tutte le conversazioni. Così anticipavo, com’era mia abitudine, con l’occhio vuoto posato su Julius che spingeva… Julius che spingeva. Strano, lo sguardo del cane che spinge. E’ sempre una faccia che lo assorbe molto. Preferirebbe non essere visto, vorrebbe tanto guardare altrove, ma la cosa richiede tutta la sua concentrazione. Si tratta di ottenere un equilibrio pendolare del treno posteriore, di calcolare un’esatta verticale, di non farsela sulle zampe e di non caderci seduto dentro. Un gran numero di parametri da valutare contemporaneamente. Si vorrebbe fare in fretta e con discrezione, ma l’evento richiede lentezza, esige applicazione. La fronte si corruga, il sopracciglio si aggrotta.

Se c’è una circostanza della sua vita in cui il cane sembra pensare, un momento di pura introspezione, è quando spinge. Allora, e solo allora, l’occhio del cane sfiora l’umano. E addirittura lo trascende, a giudicare dalla sconfortante semplicità dello sguardo di Martin Lucjoli, al di sopra di Julius. La complessità è sotto, l’idea fissa sopra. Il fecondo groviglio di tutti i bisogni sotto, l’ossessione monolitica sopra, tutte le contraddizioni dell’uomo negli occhi di Julius il Cane, un unico impulso nello sguardo del candidato Lucjoli. Il pensatore sotto, il predatore sopra. E ho avuto paura. Non del cane, dell’uomo. L’intuizione del peggio. Una volta di più, la copronuvola è tornata ad addensarsi sopra la mia testa. E mi è venuta voglia di scappare lontanissimo. Ma la solidarietà impone di non abbandonare il proprio cane in quella posizione. “Spicciati, Julius!”…»

[Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse (Au fruit de la passion), 1999]

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