RandagismoROMA – Modificare le normative attuali per contrastare e prevenire l’incremento fisiologico del randagismo: questo l’appello che parte dal Movimento Antispecista alla volta dei parlamentari italiani con una lettera appello corredata di uno studio effettuato con altre associazioni e con esperti del fenomeno e rilanciato nel settembre scorso. La proposta non è affatto generica, perché la capacità dello studio è proprio quella di aver già individuato una piattaforma di modifiche alla normativa attuale sia nazionale che locale volte a contenere se non arrestare la crescita esponenziale del randagismo.

“Come è noto – scrive nella lettera-appello Massimo Terrile del Movimento Antispecista che già si sta muovendo per raccogliere l’adesione di altre associazioni (qualazampa.news ha già dato la propria) – nonostante la legge 281/91 e le sue successive modifiche, il problema del randagismo rimane purtroppo irrisolto sia a causa degli stanziamenti del tutto insufficienti (e sempre minori) da parte dei governi, sia a causa dell’inefficienza di molte Regioni, Comuni e Asl. Ciò ha generato e continua a generare effetti disastrosi. Ogni giorno vengono diffuse le immagini provenienti dai canili-lager divenuti un business per gestori senza scrupoli, e continua incessante la tratta degli animali verso paesi che non offrono garanzie sulla loro destinazione finale.  Gli sforzi di quanti si attivano per rimediare a tale situazione, ormai divenuta emblematica del  nostro paese (seppur idealmente sia la nazione dove vigono le migliori leggi a protezione degli animali abbandonati) non possono sopperire alle carenze legislative attuali, col risultato di perpetuare all’infinito le sofferenze degli animali ed il loro sfruttamento“.

Tra le proposte avanzate dal Movimento Antispecista c’è l’incorporazione nel Titolo IX bis del codice penale del reato di abbandono: “Si tratta di una condotta forse tra le peggiori di tutte per le sue conseguenze – si legge nel documento – ed è vergognosamente lasciata nel vecchio articolo 727 dello stesso codice (ossia tra le ‘contravvenzioni’) dalla legge 189 del 2004″.

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