A Pontassieve, in provincia di Firenze, in una scuola è stato avviato un progetto antibullismo con l'associazione Antropozoa
A Pontassieve, in provincia di Firenze, in una scuola è stato avviato un progetto antibullismo con l’associazione Antropozoa

CITTA’ DEL VATICANO – Contro bullismo e cyberbullismo entra Fido a zampa tesa. E’ la pet-therapy a scuola, la ricetta che l’Università Europea propone per far regredire l’aggressività sociale dei ragazzi: “A tutti i bambini e ragazzi piacciono gli animali, in particolare i cani. La pet-therapy a scuola può essere di supporto sia con bambini difficili (ritardo psicomotorio e disturbi del comportamento) sia con l’intera classe, agendo sulla socializzazione, sulla relazione e sulla collaborazione”. La psicologa Giorgia Caucci ha sintetizzato così le conclusioni di un seminario promosso dall’Università Europea che ha indagato sulla possibilità di combattere il bullismo grazie all’introduzione, in tempi ben individuati, di animali domestici nelle scuole.

“Quando un cane entra in classe – ha spiegato – le dinamiche cambiano, lasciando spazio all’armonia e alla coesione che portano nell’ambiente emozioni positive. Non solo. Il gruppo classe si unisce e prende forza. Quindi i cani si trasformano in veri e propri maestri, insegnando ai ragazzi l’importanza dell’empatia, della pazienza e dell’ascolto. Attraverso il gioco con il cane, i ragazzi imparano ad esprimere la loro vivacità, condividendola gli uni con gli altri, ricavandone sensazioni di benessere“, ha osservato la dottoressa Caucci.

scuola pontassieve antropozoa“Quindi, giocare con il cane a scuola permette di stimolare l’interazione sociale e l’autostima”, ha affermato. “Il cane – ha aggiunto l’esperta – riveste un ruolo affettivo, grazie alla capacità relazionale dell’animale stesso, che permette ai ragazzi un continuo scambio emozionale. Regolari incontri con il cane in classe possono aiutare ad arginare e a prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, attraverso l’aumento della motivazione, del senso di responsabilità e di appartenenza dello studente alla quotidianità scolastica, anche grazie ad eventuale affiancamento mirato di soggetti a rischio durante le materie ritenute più difficili”.

 

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