Fino al neolitico non risultano esempi di cani addomesticati
Fino al neolitico non risultano esempi di cani addomesticati

MONZAMBANO (Mantova) – Maschio, ossatura esile, taglia media, coda a ricciolo e musetto a punta: un cucciolo non è, questo cane la cui età si aggira sui 6mila anni e i cui resti – uno scheletro quasi intatto – sono stati rinvenuti nel sito archeologico della Tosina di Monzambano, tra Mantova e il Lago di Garda, dove si trova il sito preistorico scoperto per caso, nel 2003, da un agricoltore intento nelle operazioni di aratura dei suoi campi.

Il cucciolo preistorico a quanto pare era già nella fase avanzata dell’addomesticamento poiché le sue ossa, venute alla luce nell’ultima campagna di scavi diretta dalla Soprintendenza archeologica della Lombardia, si trovavano ai margini di quello che all’epoca doveva essere il villaggio. Il cane, tra l’altro, aveva un frattura cicatrizzata ad una vertebra: il fatto che non fosse stato soppresso parrebbe indicare, ad avviso degli studiosi, che la sua funzione non fosse quella di cane da lavoro bensì da compagnia.

Ora il cane diverrà la mascotte del sito neolitico e per trovargli un nome adatto sono già stati ‘reclutati’ i bambini delle scuole dell’infanzia e primarie di Monzambano e di Ponti sul Mincio. Oltre 70mila, in tutto, i reperti rinvenuti in questo sito considerato di enorme importanza e che diverranno protagonisti di un percorso archeologico. Intanto ci si appresta all’avvio della sesta campagna di scavi, che potrà riservare nuove sorprese.

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