CITTA’ VARIE – Cresce e pare non conoscere battute d’arresto la piaga delle esche killer e degli avvelenamenti di animali, in particolare i cani. A Pietrasanta e nell’alta Versilia, da settembre in qua il fenomeno è stato così imponente da spingere i cittadini a istituire una associazione – Operazione Gemma, in memoria di uno dei cani uccisi dal veleno – che ha addirittura posto una taglia sul misterioso malfattore. E mentre nel Comacchio si è dato vita a una marcia di protesta dopo che un boccone avvelenato aveva ucciso un cane da pet-therapy, sono stati registrati animali morti in provincia di Varese, i randagi che stazionavano nella Valle dei Templi di Agrigento, tanti cani padronali e non uccisi ad Alanno nel Pescarese e gli oltre 30 casi denunciati a Perugia.
“Un fenomeno criminale e incivile che non accenna a diminuire – commentano dalla Lega Nazionale della Difesa del Cane – come mostrano i dati diffusi dal Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle regioni Lazio e Toscana. Dati che comunque non sono sempre indicativi della reale situazione sul territorio perché, per ignoranza, lassismo o mancanza di sensibilità, in molte regioni spesso i casi di avvelenamento non vengono nemmeno segnalati e investigati come richiede la legge”.
“La normativa di riferimento per questi casi – spiegano ancora da Lndc – è l’ordinanza ministeriale del 10 febbraio 2012, prorogata di anno in anno e attualmente in attesa di essere prorogata per il 2016, che prevede una serie di obblighi: il proprietario di un animale avvelenato deve segnalare il caso alle autorità tramite il veterinario che verifica il sospetto avvelenamento; allo stesso tempo, il veterinario ha l’obbligo di segnalare il caso al sindaco e al servizio veterinario della Asl e deve inviare la carcassa all’Izs competente; quest’ultimo esegue la necroscopia ed effettua gli esami tossicologici; in caso di conferma di sospetto avvelenamento, lo comunica al sindaco, alla procura e alla Asl; il Sindaco deve immediatamente provvedere alla bonifica dell’area in cui sono stati rinvenuti i bocconi avvelenati, apporre cartelli indicanti il pericolo, intensificare i controlli e aprire un’indagine. Quando tutti fanno la loro parte, è possibile perfino individuare il responsabile. Per questo chiediamo la collaborazione di tutti“.


